<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956</id><updated>2012-01-28T16:32:33.173-08:00</updated><title type='text'>Alla scoperta dell'inconscio</title><subtitle type='html'>Raccolgo qui alcuni miei scritti, in parte già comparsi in rete. Via via ne aggiungerò. Spero diano spunto a riflessioni e, per chi vorrà, a un confronto. Svolgo da molti anni attività psicoanalitica e dall'ascolto quotidiano dell'inconscio ho tratto e traggo il sapere di cui dispongo. L'intelligenza dell'inconscio, la sua capacità propositiva sono in gran parte sconosciute ai più. Vorrei contribuire a far conoscere e scoprire questa risorsa interiore essenziale e di formidabile valore.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>11</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-3029751218197121872</id><published>2007-05-13T03:56:00.000-07:00</published><updated>2012-01-28T16:32:33.182-08:00</updated><title type='text'>La sofferenza interiore</title><content type='html'>Accade spesso che chi vive un'esperienza di malessere, di sofferenza interiore si rapporti a questa con allarme misto a fastidio e a insofferenza, dando per certo che ciò che sta vivendo gli sia soltanto sfavorevole o nemico. La richiesta e l'auspicio sono in genere di ripristinare al più presto la condizione precedente la crisi, di dissolvere quella realtà interna&amp;nbsp;così difficile&amp;nbsp;e temuta, di sostituirla con una giudicata più vivibile, affidabile e "positiva". L'esperienza interiore dolorosa viene di fatto allontanata da sè come peste e trattata come cosa, grossolanamente equiparata ad altre appartenenti e sperimentate da altri e come tale volentieri catalogata e infilata, con il suggerimento e con la benedizione di qualche terapeuta, in una categoria diagnostica o pseudotale. Tutto diventa allora uguale (ansia, panico, depressione, fobia ecc. ecc.), un dato oggettivo amorfo e impersonale, che&amp;nbsp;non significa e non rivela nulla di se stessi, che non dice, cui non si fa dire&amp;nbsp;se non d'essere un disturbo, un eccesso, una distorsione, una patologia. In alcuni&amp;nbsp;sembra però prevalere, rispetto al desiderio&amp;nbsp;di&amp;nbsp;zittire&amp;nbsp;la propria&amp;nbsp;sofferenza,&amp;nbsp;&amp;nbsp;l'interesse&amp;nbsp;di&amp;nbsp;capire il&amp;nbsp;proprio malessere,&amp;nbsp;il proprio disagio. Sono individui, che, anzichè cercare semplicemente&amp;nbsp;farmaci&amp;nbsp;o altri&amp;nbsp;rimedi per mettere a tacere l'intimo sentire o per sviare da se stessi, si rivolgono a una&amp;nbsp;psicoterapia. &amp;nbsp;La voglia di capire è però non di rado&amp;nbsp;sostenuta in loro più dall'attesa&amp;nbsp;di&amp;nbsp;scovare nella propria&amp;nbsp;storia&amp;nbsp;una qualche causa o fattore avverso o un presunto cattivo adattamento, cui addossare la colpa del malessere perdurante o della crisi, che&amp;nbsp;dal desiderio e dal &amp;nbsp;proposito di&amp;nbsp;ascoltarsi&amp;nbsp;con disponibilità&amp;nbsp;e seriamente. In realtà l'esperienza interiore disagevole e sofferta, che l'individuo teme e ripudia, cui cerca di opporre un antidoto o un rimedio, non importa quale, pur di ingabbiarla e di liberarsene, è parte viva del suo sentire, non assimilabile affatto a ciò che altri sperimenta, come ci fosse una cosa, ansia o depressione o altro, che come guasto o cosa rotta si ripropone sempre uguale in tutti.&amp;nbsp;Ben lungi dall'essere un'anomalia o un disturbo quella sofferenza&amp;nbsp;è&amp;nbsp;una voce, è prima di tutto intima esperienza, tentativo di prendere, pur con fatica e con travaglio, visione e consapevolezza di qualcosa di importante e, se attentamente ascoltata, se ben intesa e &amp;nbsp;compresa,&amp;nbsp;è guida efficacissima, affidabile e vera&amp;nbsp;per capire, per capirsi. Imparare ad ascoltare e a comprendere il proprio sentire, fin nelle sue pieghe più tormentate o "strane", essere aiutato a confrontarsi e a dialogare con la propria interiorità, a capirla nel suo linguaggio vivo,&amp;nbsp;è molto importante, decisivo&amp;nbsp;per l'individuo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Solo questo&amp;nbsp;incontro e dialogo col proprio sentire&amp;nbsp;e non l'opposizione preconcetta al dolore, può&amp;nbsp;infatti avvicinarlo a sè e fargli &amp;nbsp;superare la frattura che lo divide da se stesso,&amp;nbsp; può renderlo consapevole ed arricchirlo di qualcosa di intimamente vero, che urge, che non può, che non vuole essere ignorato o trascurato. Se quel sentire disturba, forse disturba in primo luogo il quieto e programmato procedere, dove il conducente spesso è incurante, non senza rischi,&amp;nbsp;di sapere cosa realmente sta facendo di se stesso. Prima di squalificare e di porsi in modo ostile verso il proprio sentire sarebbe bene essere molto cauti. Non c'è nulla di ciò che sperimentiamo interiormente, che possa essere considerato superfluo, semplicemente assurdo o inopportuno e ancor meno che ci sia nemico&amp;nbsp;o sfavorevole. Semmai può esserci dissonanza e disaccordo tra ciò che in superficie vorremmo credere di noi e ciò che&amp;nbsp;nel nostro profondo&amp;nbsp;vediamo e sappiamo, tra ciò che vorremmo, spesso ottusamente,&amp;nbsp;conservare o riservarci e ciò che sentiamo intima, profonda e vitale necessità di trasformare, di&amp;nbsp;far esistere e di costruire. Semmai per l'individuo investito dalla sofferenza interiore, può&amp;nbsp;esserci, oltre che paura e&amp;nbsp;pregiudizio negativo verso tutto ciò che è sofferto e scomodo interiormente,&amp;nbsp;incapacità o inadeguatezza nel saper&amp;nbsp;raccogliere&amp;nbsp;e capire significato e senso di&amp;nbsp;ciò che la sua interiorità solleva e gli propone con tanta forza e intensità.&amp;nbsp; A molti, che vivono una simile esperienza di sofferenza interiore, &amp;nbsp;purtroppo non è suggerita e mostrata questa opportunità, a molti non è offerto l'aiuto necessario, non per fuggire e contrastare, non per "spiegare" e liquidare frettolosamente, ma per imparare ad andare incontro fiduciosamente, a capire intimamente&amp;nbsp;e a&amp;nbsp;far propria la proposta della propria interiorità. &amp;nbsp;Le acque internamente non si agitano mai per caso o inutilmente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-3029751218197121872?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/3029751218197121872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=3029751218197121872' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/3029751218197121872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/3029751218197121872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/la-sofferenza-interiore.html' title='La sofferenza interiore'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-162178636282734853</id><published>2007-04-25T02:24:00.000-07:00</published><updated>2007-04-25T04:00:25.908-07:00</updated><title type='text'>L'analisi: a cosa serve e che cambiamento produce?</title><content type='html'>Il cambiamento decisivo per l'individuo in analisi sta nella possibilità di trovare con se stesso incontro e vicinanza, di generare dialogo e conoscenza dove prima c'era silenzio, diffidenza e fuga, come in presenza di un estraneo o come dinnanzi a un meccanismo rotto, malgrado fosse in presenza di sè e in rapporto col proprio sentire e con la propria intima esperienza. Acquisire questa capacità in analisi, che io definisco come il luogo dell'incontro e del dialogo dell'individuo con se stesso, con la propria interiorità, è processo che inizia subito, ma che giunge a maturazione gradualmente. Come analista cerco e favorisco apertura totale dell'individuo alla propria interiorità e del suo profondo cerco di fargli avvicinare voce e proposta. I sogni sono l'espressione più alta della propria vita interiore e vero motore della ricerca. Sono attività pensante, base e veicolo di una nuova visione che, non più appiattita sulle cose e sui fatti, illumina ciò che accade dentro sè, i nodi e i temi veri della propria esistenza, le aspirazioni e le spinte progettuali più autentiche. Se in precedenza il pensiero era, un pò per astrattezza, un pò per passività e per adagiamento sul pensato comune e convenzionale, un pò per approssimazione, ben lontano dal garantire all'individuo capacità di farsi interprete fedele di se stesso, gradualmente invece nel corso dell'analisi, fecondato dai sogni e condotto sempre a riferirsi e a fondarsi sul sentire, cambia letteralmente pelle. Acquisita così e gradualmente piena e salda capacità di guidarsi dall'interno, di fondarsi sempre e comunque sul proprio sentire e sul proprio corso interno, di capirsi in dialogo aperto con se stesso, senza più fughe e chiusure diffidenti o ostili, l'individuo è pronto per proseguire da solo il suo cammino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-162178636282734853?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/162178636282734853/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=162178636282734853' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/162178636282734853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/162178636282734853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/lanalisi-cosa-serve-e-che-cambiamento.html' title='L&apos;analisi: a cosa serve e che cambiamento produce?'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-4578145540870199864</id><published>2007-04-17T14:39:00.000-07:00</published><updated>2011-12-25T17:12:42.031-08:00</updated><title type='text'>Fiducia in se stessi</title><content type='html'>Accade non di rado che gli individui patiscano e lamentino scarsa stima e fiducia in se stessi e che ne rivendichino il pronto recupero o rafforzamento, come se quella auspicata (più autostima e più fiducia in sè) fosse condizione ovvia e scontata, un diritto. In realtà è probabile che chi non trova fiducia in se stesso stia cercando, più o meno consapevolmente, più validi presupposti e nuovo fondamento alla propria fiducia e stima di sé. Spesso l'individuo nel suo procedere si affida e aderisce ad altro da sé da cui si lascia definire e portare: ruoli, senso comune, convalida esterna, assunzione di modalità gradite ai più ed applaudite, conoscenze e modi di pensare assorbiti e ripetuti. L' individuo che non trova fiducia in se stesso ignora ciò di cui è portatore, ancora non dispone di sé, della propria creatività, ancora ignora il senso di ciò che sperimenta interiormente, ancora non ha scoperto l'affidabilità della propria guida interna, profonda. Onestamente potrebbe ammettere di non avere una propria visione di sè e della vita, un proprio discorso, malgrado si sia sforzato di trovare argomenti e risposte, onestamente potrebbe riconoscere di non essere ancora capace di guidarsi attraverso se stesso. Questa ammissione circa il non possedere propria visione e capacità di autogoverno, in non pochi casi risulta difficile. L'individuo insiste nella pretesa di essere già maturamente compiuto, in molti casi più per imbarazzo verso gli altri o per orgoglio che per reale persuasione. In alcuni casi potrebbe essersi convinto per davvero di possederne di pensiero e di argomenti originali e propri, senza riconoscere di essersi sempre nella sostanza riempito d'altro, di aver fatto uso di sapere preso in prestito, di idee, anche se "intelligentemente" rimaneggiate e rifinite, mai scaturite per intero da sé e perciò mai concepite e comprese dall'origine e per intero. La stima di se stesso, rivendicata come fosse ovvia e dovuta, in realtà manca spesso del suo valido motivo e fondamento. Non per caso l'interiorità, la parte di sè più acuta e consapevole, quella profonda, toglie e nega percezione di sicurezza interna e di fiducia. Non lo fa per deficit o per malattia, lo fa per amore di verità, per saggezza e per consegnare finalmente il pungolo e il compito di porre riparo a quel vuoto di sè e di propria sostanza e creatività, per spingere finalmente a generarla e a costruirla. Il profondo non crea mai situazioni di sofferenza e di crisi inutilmente o sciaguratamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-4578145540870199864?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/4578145540870199864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=4578145540870199864' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/4578145540870199864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/4578145540870199864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/fiducia-in-se-stessi.html' title='Fiducia in se stessi'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-318264250164276802</id><published>2007-04-16T13:44:00.000-07:00</published><updated>2011-12-25T17:21:15.962-08:00</updated><title type='text'>Il rapporto con se stessi: unità e dialogo o contrapposizione e rottura. Il senso della crisi</title><content type='html'>Il rapporto con la propria interiorità è spesso ostacolato da incomprensioni e da pregiudizi, che non appaiono tali a chi ne è artefice e soggetto. C'è un pregiudizio ben radicato e molto diffuso che vuole che ci sia netta separazione e opposizione tra ciò che di noi, denominato razionale, è giudicato assennato, affidabile ed equilibrato e ciò, che invece definito "irrazionale" (comprende l'esperienza emotiva e ciò che, fuori dal controllo della volontà e da cosciente determinazione, ci coinvolge, ci smuove da dentro e spesso ci sorprende) è considerato affatto lucido oltre che parziale e poco o nulla attendibile . Se poi il corso dell'esperienza interiore assume carattere aspro e sofferto, tortuoso o lacerante, facilmente si sviluppa da parte di chi ne è portatore ostracismo, rifiuto verso questa parte di sè, oltre che allarme come dinnanzi a qualcosa che non funziona correttamente, che rivela disordine, malattia o, se il giudizio è benevolo, stato di debolezza, di usura o di bisogno ( il cosiddetto&amp;nbsp; "esaurimento" ). L'interiorità, la parte di noi più intima e profonda, in realtà più che reagire come passivo oggetto di logorio a qualche fattore nocivo che la fiacca o che l'affligge, che ne compromette il sano equilibrio, cerca spesso con determinazione e con intraprendenza di creare, per fondati motivi, una discontinuità sensibile e ben avvertibile, fortemente coinvolgente. Il profondo non subisce, ma genera lo stato di crisi, non per caso, non inutilmente, non per patologica tendenza. Se ben raccolti, ascoltati e compresi quelli dell'interiorità sono segnali intelligenti, che aiutano a cogliere in profondità, con finezza di sensibilità e con precisione di sguardo questioni decisive che riguardano il proprio essere e il proprio modo di procedere. All'individuo spesso sfugge, talvolta poco importa vedere nitidamente quale sia la qualità o sostanza vera del modo di vivere e di procedere dentro cui è immerso e cui si affida. Gli può rimanere ignoto o può mantenere debole e sfumata la percezione del costo pagato in termini di assenza di contenuto proprio della propria vita, di mancata rispondenza vera e profonda a sè di ciò che sostiene e che esprime. Può preferire non vedere o sottovalutare aspetti di sè non marginali di immaturità, di dipendenza da altri o da altro per sostenersi e per dirigersi, di opaca conoscenza di sè, del perchè e del senso di ciò che fa e che porta avanti, di rinuncia o di mancanza di una progettualità propria, forse mai cercata con forza e con insistenza dentro se stesso. Non è raro infatti che le scelte e il procedere si siano ispirati più al seguire la corrente, facendosi dettare dal senso comune e prevalente gli appuntamenti e le tappe della propria vita, all'afferrare ciò che comunemente veniva inseguito e considerato degno di interesse, al portare a sè e al riempirsi di qualcosa comunque, piuttosto che al cercare dentro sè con impegno e con pazienza significati, scopi voluti e mete desiderate e all'investire su di sè. Volentieri il raggiungimento di qualcosa di proprio è stato equivocato e scambiato col fare proprio qualcosa di stabile e di rassicurante, soprattutto di prontamente accessibile ( come ad esempio il consolidare e rendere certo un legame, il mettere su casa con qualcuno, il mettere al mondo un figlio come fosse creazione propria, il raggiungere e l'appagarsi di una sistemazione lavorativa, a prescindere da senso e finalità del proprio lavoro ecc.). Poco disponibile a sincere verifiche, non di rado rinunciatario e passivo nella sua parte "alta" e pensante, quella cosiddetta consapevole e razionale, l'individuo ha però dentro se stesso e sue anche altra vita e sensibilità, altre risorse. Se altrove, nel suo profondo, le cose appaiono diversamente, si può pretendere che dentro tutto debba rimanere immobile e composto? Se nel profondo l'individuo ha capacità di vedere in modo penetrante cosa accade, cosa sta facendo di se stesso, se ha presente cosa di sè giace inespresso, se sa a quale destino anonimo e perdente, al di là delle apparenze, si sta consegnando, se profondamente ha capacità di sollevare la questione e di dettare una svolta e, laddove ci fosse ascolto e disponibilità nei "piani alti", pure capacità di guidare e di alimentare un serio processo di verifica, di riscoperta di tutto, di radicale e di profonda trasformazione....si può pretendere che il profondo mandi giù e non prenda posizione? Se il profondo ha vicine, consapevoli e scottanti tali verità e potenzialità di cambiamento si può pretendere che taccia, che rimanga con le mani in mano? La crisi, il malessere che monta, che ostacola, che a volte sembra paralizzare l'intero procedere solito dell'esperienza, può nascere da simili fondamenti e argomenti (ne ho solo esemplificati alcuni) tutt'altro che irrilevanti, irragionevoli o assurdi. Trattare pregiudizialmente come patologia l'intimo tormento e sommovimento è come prendere per matto quel briciolo e più di sana capacità di vedere e di luce che ci si porta dentro. Il mio lavoro di psicoterapeuta, di analista mi ha permesso e mi permette di constatare che rispondere alla crisi con disponibilità di ascolto e con impegno di ricerca consente all'individuo di verificare che la crisi, che tanto gli era parsa all'inizio incomprensibile e funesta, non si era aperta per caso o inutilmente, che il suo intento era costruttivo, che dal profondo, dove si era generata e dove era stata voluta, è stato ed è possibile nel corso dell'analisi (imparando ad accogliere e a raccogliere riflessivamente il significato e la proposta del sentire, facendo proprie la guida e l'intelligenza dei sogni) trarre tutti gli elementi che servono per capire e per costruire il nuovo, il proprio. L'interiorità spesso non è remissiva e rinunciataria; se strattona, se spinge, se disturba, se si mette di traverso sa il fatto suo. Va infine detto che non si può pretendere di far evolvere positivamente e costruttivamente la crisi, secondo il suo verso e scopo, in un attimo. Per conoscersi davvero, per rivisitare la propria vita, per riscoprire il proprio essere, per riconoscere e per rafforzare finalmente, dietro ispirazione e guida profonde, visione, pensiero e progetto propri, che non siano il solito inseguire e imitare modelli dati, che non siano ripetere cose sentite dire e prese in prestito da altri o da altro, per rimettersi davvero sulle proprie gambe, ci vuole lavoro, ricerca attenta, impegno e tempo. Il rapporto con se stessi, il dialogo con la propria interiorità vanno saggiati, scoperti, costruiti, coltivati con passione e con serietà, fatti crescere con pazienza e con tenacia. Così facendo le cose possono cambiare e radicalmente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-318264250164276802?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/318264250164276802/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=318264250164276802' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/318264250164276802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/318264250164276802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/il-rapporto-con-se-stessi-unit-e.html' title='Il rapporto con se stessi: unità e dialogo o contrapposizione e rottura. Il senso della crisi'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-8931902031109294282</id><published>2007-04-16T04:40:00.000-07:00</published><updated>2012-01-25T04:00:44.900-08:00</updated><title type='text'>Angoscia e panico. Uno spunto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;Capita che la lontananza e la separazione da se stessi non vengano accettate nel profondo. Capita che l'interiorità dia modo di sperimentare nella forma della vertigine emotiva, del senso di totale smarrimento e di angosciosa fragilità, fino alla paura che tutto si spezzi, che la vita non sia da dentro&amp;nbsp;garantita, fino all'angoscia di morire,&amp;nbsp;cosa significhi stare affidati a se stessi solamente, separati da tutto, in presenza di sè soltanto, dentro sè soltanto. Abituati a stare adesi ad altro e a farsi tutt'uno con altro, quasi a negare la percezione di sè, abituati a disperdersi nel fare, a rinviare sine die la sosta, il momento del fermarsi in aderenza e in ascolto della propria interiorità, si è come colti, nel momento del distacco dal fuori e del contatto col dentro, da sorpresa, persi, sgomenti. Sensazioni sconquassanti di smarrimento, di pericolo, di insicurezza totali, impetuose; parrebbero maligne, così oscure, terribili, travolgenti.&amp;nbsp;Potrebbero in realtà aiutare.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Anche se la presa dell'inconscio è così decisa e quasi brutale, potrebbero aiutare a vedere, a prendere coscienza di ciò che si è nell'incontro con se stessi:&amp;nbsp;smarriti, perchè mai abituati a cercarsi, sempre inclini a evadere, a stare fuori e "assenti". Potrebbero essere l'inizio, i temutissimi attacchi di panico potrebbero segnare l'inizio.....della scoperta di sè e della presa di coscienza dell'importanza di non essere stranieri dentro se stessi, altro da se stessi, appendici di un essere, il proprio essere, che non si conosce, con cui si rischia di convivere fino alla fine senza incontro, senza ascolto e senza scoperta, senza trarne, della propria esistenza, le ragioni vere, i quesiti e le potenzialità. Un inizio dunque, anche se traumatico e quasi devastante. Se l'inconscio non agisse all'occorrenza con tale fermezza, durezza e asprezza nel dire all'individuo di sè e della sua lontananza e non familiarità con se stesso, della sua assenza di contatto e di radice dentro sè, della sua sostanziale mancanza di consistenza, avrebbe qualche possibilità di interromperne la marcia solita e l'inerzia del pensiero, di coinvolgerlo e di farsi ascoltare? Ho visto iniziare esperienze analitiche su queste basi e premesse. Come l'inconscio, in simili casi, era stato perentorio e drastico nel segnare una frattura drammatica rispetto al solito procedere, così è stato pronto a dare, fin dall'inizio del cammino analitico, attraverso i sogni, indicazioni lucidissime e guida sicura sul percorso da seguire, sulle scoperte da fare, sul lavoro necessario per ridare all'individuo finalmente consapevolezza vera, vicinanza e unità con se stesso, conoscenza di ciò che gli apparteneva.&amp;nbsp;Se prima c'era solo la rincorsa di un che di normale e di paragonabile ad altri, di concepito e di tenuto in ordine col ragionamento, che spesso e in genere non sa vedere, ma solo organizzare e imitare, dopo la brusca interferenza del profondo, che ha costretto l'individuo a prendersi cura di sè, a spostare l'attenzione su di sè, è potuto iniziare un nuovo cammino e divenire, del tutto inattesi e inconcepibili prima, ma possibili.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Se all'inizio all'individuo, sotto le bordate del profondo,&amp;nbsp;era parso&amp;nbsp;che la sua salvezza stesse unicamente nel far cessare quell'assalto, nella libertà di proseguire indisturbato nei modi soliti e verso le mete conosciute, dopo, a confronto aperto e approfondito, gli è risultato via via sempre più chiaro che ciò che aveva a disposizione prima della crisi&amp;nbsp;e che tanto aveva&amp;nbsp;cercato di difendere&amp;nbsp;era poca cosa e impropria, che tanto e tutto di sè gli mancava, che un cambiamento radicale, a partire dal capire ciò che di sè stava facendo, si era reso non solo utile, ma necessario, pena il rischio di non vivere, di non far vivere se stesso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-8931902031109294282?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/8931902031109294282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/8931902031109294282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/angoscia-e-panico-perch.html' title='Angoscia e panico. Uno spunto'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-6875652637992815181</id><published>2007-04-16T02:58:00.000-07:00</published><updated>2007-07-14T03:19:23.120-07:00</updated><title type='text'>Il lavoro dell'inconscio</title><content type='html'>L'inconscio interviene di continuo nella nostra esperienza, sia attraverso i vissuti (il nostro sentire) e governando nel suo insieme il corso della nostra vicenda interna, sia in modo privilegiato illuminando il nostro cammino interiore con i sogni. Contro i tentativi di mantenere con l'iniziativa e col filtro della razionalità (tanti accadimenti interiori fastidiosi o imbarazzanti passati sotto silenzio, lasciati scorrere via o fraintesi e manipolati a piacimento col ragionamento) sostanzialmente intatta e a noi compiacente la nostra visione di noi stessi, l'inconscio non ha pudore, "pietà" o riserbo di intervenire e di insistere, senza chiedere permesso e sorprendendoci, perchè di noi sappiamo, vediamo, cogliamo ciò che importa, il vero. L'inconscio è attivo perchè non rimaniamo passivi o altro da noi. Per passività intendo il quieto aderire al dato e al pensato comune e abituale, la riproduzione di un pensiero e di una visione di noi stessi che, se anche in apparenza convincenti e verosimili, in realtà altro non fanno se non ripetere ciò che già è stato detto, ciò che ci torna comodo credere. L'inconscio è la parte di noi che agisce e che lavora perchè non evadiamo da noi stessi, perchè sappiamo di noi, perchè transitiamo nelle pieghe del nostro essere, perchè vediamo, anche a costo di ferirci e di soffrire, ciò che ci spetta, ciò che ci è necessario conoscere. Nulla di ciò che si propone a noi nel nostro sentire è casuale, bensì è traccia e guida per prendere contatto e conoscenza viva di aspetti del nostro essere, del nostro modo di procedere, di questioni, anche non semplici, che abbiamo vitale necessità di elaborare, di capire. L'inconscio suggerisce di continuo attraverso il sentire spunti, occasioni, crea trame e sviluppi utili per capire. Il lavoro dell'inconscio raggiunge il suo apice creativo nei sogni, che, se ben intesi, analizzati e compresi si rivelano impareggiabili mezzi per guardare dentro sè, per conoscere, per crescere. Se compreso e fatto proprio l'aiuto dell'inconscio è assolutamente decisivo per trovare il proprio spessore umano e di pensiero, per scoprire le proprie vere potenzialità e il proprio progetto. Accade però che, ignari e impreparati a tutto questo, ci si senta non di rado delusi o semplicemente disturbati da ciò che ci succede dentro, che si giudichino le esperienze interiori (che per intero l'inconscio regola e dirige), quando discordanti dalle attese o disagevoli, come inopportune, come limitanti, come dannose. Diffusa e prevalente la tendenza a escogitare, a farsi consigliare, ad applicare rimedi, spiegazioni che aiutino a ripianare, a mettere a tacere l'esperienza interiore scomoda e sofferta. La psicoterapia stessa viene spesso cercata e non di rado nasce con simili auspici, in contrapposizione a parte di sè interna vissuta come nemica, con desiderio di disarmarla, di rimetterla in riga o di erigere una sicura barriera contro ciò che sembra solo molesto, pericoloso e incoerente. L'inconscio non si fa plagiare e zittire. Se aveva ragione di smuovere, di porre in crisi la stabilità interiore per favorire sviluppi, processi conoscitivi nuovi, cambiamenti necessari, se inascoltato e incompreso, seguiterà nel tempo e con rinnovata forza ad aprire la ferita, pur col rischio che si torni ottusamente a parlare di semplice ripresa del malessere o di ricaduta e che si torni a schierarsi contro l'iniziativa interiore anzichè disporsi ad ascoltarla e a capire. In rapporto a esperienze interiori difficili e sofferte il vero problema, la vera insufficienza o anomalia non è nel (presunto) corso sbagliato o insano di ciò che si prova, che si vive interiormente, anche se doloroso e accidentato, ma sta nel non essere capaci di entrare in rapporto e in dialogo con la propria esperienza interiore, con l'inconscio, sta nel non avere ancora capacità e opportunità di capire. Cominciare a fidarsi della propria interiorità fino ad aprirsi totalmente e senza preclusioni al proprio corso interiore, imparare ad ascoltare la voce e a cogliere l'intima proposta del proprio sentire, capacitarsi dello straordinario lavoro svolto dal proprio inconscio dentro i sogni, intenderlo, capirlo, assimilarlo, farlo proprio, seguire con attenzione il percorso di ricerca e di trasformazione tracciato dall'inconscio attraverso il succedersi dei sogni e dei vissuti...... questo un'esperienza analitica ben fatta cerca, fa vivere e realizza. L'inconscio apre crisi, movimenta il quadro interiore, rompe equilibri, per condurci con fermezza, costi quel che costi, verso noi stessi, verso la nostra capacità vera di vedere, con i nostri occhi, di pensare, un pensare che abbia guida e fondamento dentro ciò che sperimentiamo intimamente, che sia comprensione fedele della nostra esperienza. Il nostro inconscio spinge perchè, non ignari di ciò che siamo e che possiamo, mettiamo al mondo il nostro. Come analista da più di vent'anni lavoro avendo per maestro l'inconscio. Se aiuto l'altro a rivolgersi alla sua interiorità, all'ascolto del suo profondo, so di non fargli acquisire un armamentario inutile di formule e di spiegazioni, so di non condannarlo a rimanere vittima del suo corto respiro e pensiero, inglobato dentro una visione di sè e delle sue possibiltà precostituita e chiusa, ma so di avvicinarlo alla fonte della sua conoscenza, alla sua capacità di conoscere e di trasformarsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-6875652637992815181?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/6875652637992815181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/6875652637992815181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/05/linconscio.html' title='Il lavoro dell&apos;inconscio'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-2373366464491317528</id><published>2007-04-15T06:20:00.000-07:00</published><updated>2011-11-21T16:10:53.817-08:00</updated><title type='text'>I sogni</title><content type='html'>&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;Da&amp;nbsp;oltre vent'anni&amp;nbsp;nella mia attività di psicoterapeuta, di analista, quotidianamente mi occupo di sogni. Il sogno è attività pensante, la risorsa intima più importante capace di restituire all'individuo la capacità di capire, di capire se stesso. La modalità prevalente e più conosciuta dall'individuo di capire se stesso è quella che fa leva sul ragionamento. &amp;nbsp;Il pensiero razionale, anche quello che ha parvenza di pensiero riflessivo, cioè&amp;nbsp;dettato dall'esperienza intima, in realtà, anzichè ascoltarla e raccoglierne la proposta,&amp;nbsp;le parla sopra, le sovrappone spiegazioni.&lt;br /&gt;Convalidate dall'uso comune o prese in prestito da qualche autorevole fonte, simili spiegazioni o interpretazioni&lt;span lang="IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;riescono a dare a chi ne fa uso soltanto&amp;nbsp;pallida persuasione di capire l‘esperienza, di vedere dentro sé, di conoscere. Dico pallida perché, al di là di una sensazione d'ordine, di controllo, di dominio sull'esperienza e sui suoi ignoti, il pensiero razionale non produce granché. A molti credo sia capitato di osservare questo: un processo di spiegazione razionale che riguardi se stessi, tanto risulta a volte coerente, all'apparenza convincente ed esauriente, quanto sterile. Venuti col ragionamento a capo del problema ci si sente soddisfatti, ma si avverte di non aver compiuto un passo avanti, di non aver compreso per davvero nulla, soprattutto si sente di non ritrovare unità e contatto tra ciò che si è argomentato e&amp;nbsp;detto e l'esperienza intima. Altra cosa è comprendere e dire, sapendo cosa si sta dicendo, vedendo dentro di sé, cercando e trovando dentro il vissuto il fondamento di quel compreso, la sua anima, la sua voce. Il sogno, i sogni conducono a questo: a vedere con i nostri occhi, a riconoscere significati che illuminano, che chiariscono noi stessi, ciò che sentiamo, di cui facciamo intima esperienza. La mia esperienza di analista mi ha dato e mi dà prova che dal profondo parte la ricerca di visione, di comprensione del senso. Dal profondo l'invito, l'occasione, la spinta continua e ostinata a rompere la condizione di passività o di chiusura della mente nel già pensato, nel pensiero convenzionale e comune, a superare l'inconsapevolezza di noi stessi. I sogni ci avvicinano come nient'altro a noi stessi. Il cammino analitico è segnato dai sogni. &lt;span lang="IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ogni sogno è un momento di ricerca che si serve di strumenti avanzatissimi di pensiero. Mettersi al passo col pensiero dell'inconscio è lavoro assai impegnativo, ma gratificante, perché capace finalmente di restituire la visione nitida e fondata, il pensiero di cui manchiamo, il nostro , dove pensare e avere consapevolezza sono in vera comunione e sintonia , dove ciò che diciamo e ciò che intimamente sperimentiamo concordano tra loro, sono l'uno la voce dell'altro. Per capire un sogno bisogna lavorare e molto. Ogni dettaglio del sogno è parte costitutiva del messaggio, di un messaggio affatto prevedibile e scontato, mai copia di qualcos'altro. Compito dell'analista è di restituire all'altro ciò che appartiene all'altro, il suo pensiero. Se l'analista mettesse addosso all'altro, all'esperienza dell'altro, ai suoi sogni qualcosa di già pensato, di costruito, di preso in prestito da presunte teorie certe e da spiegazioni già pronte, valide per tutto, tradirebbe il suo mandato, la sua funzione di aiutare l'altro a reggere il confronto con se stesso,a cercare ciò che gli appartiene, che si sta facendo avanti in lui, che vuole essere compreso. L'analista, se facesse ricorso e favorisse l’uso di interpretazioni pronte, di idee già pensate, rischierebbe di chiudere l'altro a se stesso,di non aiutarlo ad attingere a se stesso. &lt;span lang="IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ importante trattare bene i sogni , non parlargli sopra, ma imparare ad ascoltarli, a farsi guidare da loro. Per ogni sogno si può lavorare (assieme) anche per sedute intere, per più sedute. L'importante è non piegare il sogno al preconcetto, a qualche interpretazione pronta, che sicuramente farebbero la felicità di chi vuole uscire in fretta dalla tensione dell'attesa e dell'ignoto, ma che ammazzerebbero la creatività e il pensiero.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-2373366464491317528?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/2373366464491317528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=2373366464491317528' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/2373366464491317528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/2373366464491317528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/i-sogni.html' title='I sogni'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-5308451941903664388</id><published>2007-04-15T05:26:00.000-07:00</published><updated>2011-11-21T16:24:12.699-08:00</updated><title type='text'>Ancora sui sogni: come intendere ed avvicinare questa preziosa ed insostituibile risorsa interiore.</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;I sogni sono per l'individuo veicolo fondamentale di conoscenza di sé. L'inconscio attraverso i sogni introduce alla visione interna, alla visione e alla scoperta di significato degli accadimenti interiori, che assai facilmente sfuggono all'individuo, rispetto ai quali il suo pensiero abituale e la sua logica sono non solo insufficienti, ma spesso del tutto sordi. L'individuo spesso pensa, cerca di darsi spiegazioni attorno a se stesso, cerca di definire i propri orientamenti senza fondarsi rigorosamente sull'esperienza vissuta e senza concedersi alla&amp;nbsp;propria&amp;nbsp;guida interiore. Nel sentire c'è il luogo degli accadimenti veri, nel sentire e nello svolgimento della vicenda interna, nei vissuti si delinea, si definisce ciò che l'individuo è, come prende parte all'esperienza, cosa sta emergendo di significativo, che lo vincola e lo apre a un confronto con se stesso, a un approfondimento. La trama del sentire, assunta, accolta e rispettata nella sua integrità e interezza, è per l'individuo quanto di più sensato, intelligente e fondante pensiero e sapere intelligente su se stesso, possa trovare.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Nel suo sentire l'individuo può trovare&amp;nbsp;la completezza della materia su cui lavorare,&amp;nbsp;nel suo sentire&amp;nbsp;è tracciata la strada da seguire, lì il mezzo per conoscere. Spesso l'individuo è lontano, scisso, separato da questo piano fondamentale della sua esperienza, dell'esperienza interiore, del vissuto. Spesso, senza piedi per terra, senza aderenza e legame con ciò che sente, se ne sta a mezz'aria impegnato a tenere unita una visione di se stesso che si confonde con la visione concreta dei fatti e delle cose. Rispetto alla propria esperienza interiore&amp;nbsp;l'individuo è spesso assestato in posizione o di pretesa circa ciò che dovrebbe convenientemente accadergli di sentire, casomai secondo leggi di "normalità", oppure di diffidenza, di paura, se non di ostilità. Capita infatti che già pensi e tratti, ancor prima di confrontarsi apertamente con questa parte di sé, come eccessivo o assurdo fino a patologico ciò che, sgradito o tormentoso o incalzante, si faccia sentire e si imponga in lui, complicandogli il cammino. In sostanza se il sentire si accorda, in apparenza, con le attese e dà manforte alle pretese viene favorevolmente accolto, se dissonante viene vissuto come inquilino sgradito e scomodo, come abusivo da relegare o espellere. Ebbene, in una situazione come questa, dove questione centrale è la distanza, la scissione tra sentire e pensare, tra un sistema di conduzione dell'individuo, che va per i fatti suoi e che non tiene conto, se non marginalmente o con presuntuosa pretesa di primato, di ciò che accade interiormente, i sogni che cosa rappresentano? Se il corso della vicenda interna, se il sentire è solco e humus della ricerca di sé, i sogni sono guida, sono germi di pensiero riflessivo, perché aprono lo sguardo sul dentro, perché dicono di ciò che accade nel rapporto dell'individuo con se stesso, di ciò che si muove e prende forma, vero e non inventato, nell'esperienza interiore. Sogno dopo sogno l'inconscio orienta, guida, sostiene la ricerca, lo sviluppo della capacità riflessiva, della capacità di visione di sé da parte dell'individuo. I sogni fondano la costruzione di un nuovo rapporto dell'individuo con se stesso, in cui l'individuo tenga fermamente unito ciò che sente e ciò che pensa. Nel corso dell’esperienza analitica gradualmente, attraverso guida e lezione dei sogni, il pensiero dell’individuo cambia pelle da pensiero, nella conoscenza di sé, generico, sostanzialmente astratto, uniforme al già pensato e consensualmente, da pensiero che insensatamente va dove tira il vento del raziocinio, a pensiero fondato, dove ciò che è pensato e detto trova origine, sostegno, alimento e vincolo nel vissuto, nello sperimentato dentro sé. I sogni richiedono, perchè si possa attingere alla loro ricchezza,&amp;nbsp;un lavoro molto&amp;nbsp;attento. Il loro linguaggio, simbolico, si fonda su richiamo diretto o rinvenibile per via associativa a esperienze vissute, a osservazioni in nuce, che l'autore del sogno può raccogliere pazientemente,&amp;nbsp;diligentemente a partire da tutto ciò che compare nel sogno. Tutto nel sogno in forma simbolica dà volto a realtà interne all'individuo, ciò che compare rappresenta il suo e dice di lui. In sede analitica si lavora assieme sul sogno, lo si analizza parte dopo parte, senza trascurare alcun dettaglio, inclusi i vissuti interni all'esperienza del sogno, finché i simboli acquistano luminosità e capacità di dire, di svelare, di mostrare ciò che rappresentano. E' un processo molto graduale. Spesso si pensa che basti raccontare un sogno perché l'esperto, l'analista prontamente e facendo tutto da solo lo interpreti. L'analista, anche se ha via via conoscenza approfondita dell'altro, del rapporto, non può spiattellare interpretazioni pronte sul sogno, non può dire nulla di valido e di attendibile&amp;nbsp;senza lavorarci con scrupolo e senza la partecipazione attiva dell'autore del sogno, che in definitiva deve essere messo nelle condizioni di vedere, di capire, di capirsi attraverso il proprio sogno. Se al sogno venisse imposta, sovrapposta un'interpretazione semplicemente coerente con discorsi o ipotesi già in corsa, il rischio di fraintendere, di vanificare il sogno, di buttare via la sua proposta sarebbe fatale. La nascita e lo sviluppo della conoscenza, della conoscenza&amp;nbsp;di sé dell'individuo in analisi, che è scopo dell'analisi, deve fondarsi sempre su lavoro analitico, su confronto, su ricerca, su scoperta del significato intimo di ciò che si incontra, nel vissuto, nella trama degli eventi interni, nei sogni. L'analista non deve introdurre alcun discorso già fatto e di origine altra. Tutto si crea, tutta la conoscenza di sé dell'individuo deve essere la conoscenza di ciò che si rende visibile, riconoscibile dentro e attraverso l'esperienza, dentro e attraverso i vissuti e i sogni. L'analista deve possedere saldamente lo strumento analitico, la capacità riflessiva, non quella di spiegare ciò che accade con teorie precostituite. Deve possedere la capacità di stare rispettosamente nel cammino di ricerca, sapendo reggere la tensione dell'attesa, sapendo dare e incoraggiare nell'altro &amp;nbsp;riconoscimento&amp;nbsp;di ciò che si dà nell'esperienza, limitando il discorso a ciò che di volta in volta&amp;nbsp;si rende prossimo, che si può avvicinare, che si rende riconoscibile senza andare oltre. E' la cosa più difficile: stare sul cammino senza pretendere di capire oltre e al di là di ciò che, momento dopo momento,&amp;nbsp;si può vedere, reggendo la tensione dell'incompletezza, del non sapere già, del non sapere subito. Un sapere fondato, verificato passo dopo passo, senza forzature e quadrature o arrotondamenti di comodo, sempre e unicamente legato all'esperienza e a ciò che, lavorato riflessivamente, rende riconoscibile, che non includa apporti di pensiero estranei e altri o innesti. Su queste basi e a queste condizioni si rende fondato e attendibile il sapere, la conoscenza. Non è attendibile viceversa il sapere che si avvale di altro, dell'ausilio o supporto di teorie o di pensiero preso in prestito, seppur da autorevoli fonti o da maestri di nome altisonante; quello comunque inquina e basta. L'individuo in analisi deve poter trovare e dare al mondo il suo e deve poter impiegare lo strumento e il metodo analitico, che come levatrice sappia portare alla luce questo "suo" e non deve incontrare altro che si ficchi in mezzo e copra tutto o sostituisca l'originale. Dalla propria formazione, peraltro sempre in divenire, l'analista deve portare nel rapporto e nel dialogo con l'altro solo il metodo, la capacità riflessiva, la capacità di confrontarsi con rispetto e con grande rigore col nuovo, con l'ignoto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-5308451941903664388?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/5308451941903664388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=5308451941903664388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/5308451941903664388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/5308451941903664388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/ancora-sui-sogni-come-intendere-ed.html' title='Ancora sui sogni: come intendere ed avvicinare questa preziosa ed insostituibile risorsa interiore.'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-7774552245509191697</id><published>2007-04-14T16:30:00.000-07:00</published><updated>2007-04-14T16:30:30.237-07:00</updated><title type='text'>bagaglio filosofico - it.discussioni.psicologia | Google Gruppi</title><content type='html'>Il "mestiere" di psicoterapeuta&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-7774552245509191697?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://groups.google.it/group/it.discussioni.psicologia/browse_thread/thread/a514e93094f59820/f5261385637d0c66?lnk=st&amp;q=pierangelo+lopopolo&amp;rnum=24&amp;hl=it#f5261385637d0c66' title='bagaglio filosofico - it.discussioni.psicologia | Google Gruppi'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/7774552245509191697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=7774552245509191697' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/7774552245509191697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/7774552245509191697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/bagaglio-filosofico-itdiscussionipsicol_14.html' title='bagaglio filosofico - it.discussioni.psicologia | Google Gruppi'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-8965074828274565431</id><published>2007-04-14T06:00:00.000-07:00</published><updated>2011-11-20T10:50:03.970-08:00</updated><title type='text'>Ricevuta diagnosi.. e ora? - it.discussioni.psicologia | Google Gruppi</title><content type='html'>Il rapporto con le emozioni e col profondo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-8965074828274565431?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://groups.google.it/group/it.discussioni.psicologia/msg/ed8ad80ad1b0f777?&amp;hl=it' title='Ricevuta diagnosi.. e ora? - it.discussioni.psicologia | Google Gruppi'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/8965074828274565431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=8965074828274565431' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/8965074828274565431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/8965074828274565431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/ricevuta-diagnosi-e-ora_15.html' title='Ricevuta diagnosi.. e ora? - it.discussioni.psicologia | Google Gruppi'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9084344165976779956.post-8221733761951382960</id><published>2007-04-13T17:18:00.000-07:00</published><updated>2008-06-03T17:23:08.109-07:00</updated><title type='text'>CORRIERE DELLA SERA.it - Forum - Genitori e figli</title><content type='html'>&lt;a href="http://forum.corriere.it/genitori_e_figli/11-10-2004/prioritario_il_lavoro_del_genitore_su_se_stesso-311773.html"&gt;CORRIERE DELLA SERA.it - Forum - Genitori e figli&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9084344165976779956-8221733761951382960?l=pierangelolopopolo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/feeds/8221733761951382960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9084344165976779956&amp;postID=8221733761951382960' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/8221733761951382960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9084344165976779956/posts/default/8221733761951382960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://pierangelolopopolo.blogspot.com/2007/04/corriere-della-serait-forum-genitori-e.html' title='CORRIERE DELLA SERA.it - Forum - Genitori e figli'/><author><name>Pierangelo Lopopolo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/11757002906880122228</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
